Roma, 27 feb. – Un bilancio di 613 vittime, uccise in una sola notte, tra il 25 e il 26 febbraio 1992 nella città di Khojaly, in Azerbaigian. Tra loro bambini, donne e anziani. Sono questi i numeri di una tragedia che rappresenta uno dei momenti più atroci della Guerra del Karabakh e che l’Azerbaigian ha ricordato con due eventi, il 23 e il 24 febbraio, a Roma. Domenica 23 febbraio la suggestiva cornice della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura ha ospitato il concerto “Khojaly: Ritorno alla Vita”. Il 24 febbraio nella Sala stampa della camera dei deputati si è svolta, invece, la conferenza “Khojali 33 anni dopo. Nel tempo del ritorno, giustizia per la riconciliazione”, su iniziativa dell’On. Naike Gruppioni ed alla presenza dell’Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, Rashad Aslanov. Obiettivo dell’incontro quello di mettere in luce come parlarne sia fondamentale perché simili tragedie non avvengano mai più.Abbiamo parlato con Rashad Aslanov, Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia: “In quella notte i civili azerbaijani che abitavano nella città Khojaly sono stati oggetto di un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità. Per noi e anche per vari paesi questa è una cosa che noi non dobbiamo scordare, noi dobbiamo commemorare perché l’importante è che quella gente che hanno fatto questi crimini devono andare al tribunale, devono avere una giustizia. Oggi dopo 33 anni noi abbiamo alcune di queste persone che hanno partecipato in questo massacro nel tribunale dell’Azerbaijan. Questo è da un punto di vista anche importante per riconciliazione del popolo, per portare pace nella regione, per dare vita a quelle città che durante 33 anni aspettava la sua abitante”. A moderare l’incontro il Prof. Antonio Stango, Presidente Federazione Italiana Diritti Umani. Tra i relatori il Sen. Giuliomaria Terzi di Sant’Agata, Presidente Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato, Fabrizio Conti dell’ArtCloud network international, che ha raccontato la sua esperienza nel Karabakh e a Khojaly, ed infine il Sen. Marco Scurria, che ha espresso il dovere delle istituzioni di presenziare un simile evento, con un accenno al valore del tema dell’identità e al dolore di chi deve abbandonare le proprie terre.
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