Fanni Cadeo: dovremmo imparare dai più giovani ad affrontare le sfide con leggerezza e determinazione
Dal teatro all’impegno di mamma: quando ho visto cantare Carol in tv ho vissuto un’emozione indescrivibile
a cura di Emilio e Stefano Sturla Furnò
Gli inconfondibili lunghi ricci ed una voce dolce e delicata. Icona pop anni ’90, Fanny Cadeo – attrice e conduttrice di programmi in radio ed in tv – ritorna sul palcoscenico, suo grande amore, nel tour della commedia I Due Cialtroni, scritta e diretta dal Maestro Pier Francesco Pingitore.
Partita dal Teatro Sala Umberto di Roma la scorsa primavera, l’esilarante commedia che ha come protagonisti Maurizio Martufello e Marco Simeoli, è in giro per Italia.
Un’esperienza, ha rivelato Cadeo, molto divertente in cui il ruolo delle donne si riconferma cardinale.
Ma un’altra veste importante viene ricoperta – quotidianamente – da Cadeo, quello di mamma attenta e scrupolosa.
L’abbiamo vista di recente, infatti, accanto alla figlia Carol che è arrivata finalista nell’ultima edizione del format tv The Voice Kids condotto su Rai Uno da Antonella Clerici. Madre e figlia si sono raccontate in una tenera clip nel corso del programma.
Incontriamo Cadeo nella pausa prove dello spettacolo che riprende il tour dalle province del Lazio.
Tv, teatro, radio. Esperienze diverse. In quale si sente o si è sentita più a suo agio.
La televisione è stata la mia prima casa, e sicuramente è il mezzo che più mi appartiene, ma ho sempre scelto prima di ogni cosa il progetto. Credo sia più importante comprendere il valore attraverso il ruolo, non solo in base all’ambito.
Penso di essere riuscita ad esprimere molto di me anche in radio (n.d.r. Cadeo ha co-condotto il programma su Radio Rai Uno L’Italia che va) che sul palcoscenico.
Lo spettacolo televisivo è molto cambiato. Ci sono elementi che secondo lei non possono mai mancare?
Il tempo passa ed i cambiamenti fanno parte dell’inesorabile tempo. La televisione ha trovato forme e spazi di espressioni e di collocamento sempre più numerosi e svariati. Io ho iniziato in un periodo in cui regnavano leggerezza e garbo.
Ritengo che tali caratteristiche non debbano mai mancare. In ogni show devono sempre convivere tali elementi. Ben vengano le novità, ma queste non devono prescindere da una considerazione di base: il rispetto per il pubblico.
Fanni Cadeo: dovremmo imparare dai più giovani ad affrontare le sfide con leggerezza e determinazione
Attualmente è impegnata in teatro. Come si prepara un ruolo da ricoprire?
Amo il teatro, in primis, da spettatrice. Ne fruisco regolarmente perché penso che sia un grandissimo privilegio poter assistere ad una rappresentazione dal vivo, gustarne l’emozione dalle poltroncine di velluto rosso.
Sono molto curiosa e vedere una piéce è motivo di studio. Mi diverto a rubare idee.
Respiro quell’aria e cerco ispirazioni. In ogni lavoro che affronto, cerco sempre di farmi guidare dal regista. La memoria è basilare per lavorare meglio sulla voce e sul personaggio.
Tra i tanti impegni, oggi è anche una mamma impegnata nel seguire Sua figlia in un percorso artistico che l’ha portata anche in tv tra i finalisti di The Voice Kids. Cosa ha provato?
Una mamma anche un po’ attempata, mi è stato detto da un paio di medici. Può darsi, ma non per questo, non sono una mamma distratta. Anzi, forse persino troppo attenta. I tempi sono cambiati.
Ricordo che i miei genitori (n.d.r. Cadeo è nata a Lavagna, ridente cittadina della riviera ligure) mi permettevano di uscire da sola. In verità la città dove abitavo e dove ho ancora la casa di famiglia è, come si dice, a misura d’uomo.
I miei si potevano permettere di lasciarmi uscire con molta tranquillità. Non vi erano cellulari. Oggi è tutto cambiato. Abito a Roma ed i pericoli – prima di tutto legati ad una metropoli – sono sempre dietro l’angolo.
Seguo con attenzione mia figlia Carol nella sua crescita e nella formazione. E’ ancora molto giovane (n.d.r. Carol ha compiuto 11 anni). Lei ama le arti, in particolare il canto e la danza. Quando l’ho vista cantare in tv l’emozione che ho provato è indescrivibile.
Il mondo dello spettacolo è pieno di luci, ma sono spesso presenti anche ombre e pericoli. Come si può proteggere un giovanissimo?
Gli stimoli sono tanti, troppi. Se da un lato si presuppone una crescita più rapida, dall’altra non è così. Le nuove generazioni si trovano spesso più scoperti. Da madre, quello che faccio è avere sempre gli occhi aperti.
Quanto è importante una famiglia accanto quando si intraprende un percorso così pieno di ostacoli?
Fondamentale. Il compito di un genitore è quello di amare i propri figli, senza fare distinzioni. I percorsi sono sempre difficoltosi. Ricordo quando mi dicevano che il mondo dello spettacolo è molto difficile, pensavo non fosse così.
Mi sono ricreduta nel tempo e, oggi, capisco l’impegno dei miei genitori che ho avuto ed ho sempre accanto. Sostenere, arginare, indirizzare e accompagnare nelle loro scelte sono compiti non semplici.
Per sua esperienza e ritrovandosi accanto a sua figlia oggi, quanto conta la determinazione?
Per esperienza, prima della determinazione, penso sia più importante avere passione e sacrificio. Per un giovane, può apparire tutto un gioco. Ma chi è determinato deve tirar fuori la grinta, la volontà, la rinuncia.
Non è semplicissimo trovare un equilibrio tra la scuola e passioni artistiche. Un equilibrio che non solo tocca un giovane, ma che coinvolge anche la famiglia tutta.
Quali suggerimenti ha dato a Sua figlia, in virtù della Sua esperienza?
I giovani riescono a vivere le sfide in una maniera senza dubbio più leggera. Ogni gara, ogni prova si affrontano con meno stress.
Quello che ho consigliato è di vivere ogni esperienza in maniera serena, con leggerezza perché va vista come una grande opportunità per confrontarsi con gli altri, e, soprattutto, divertirsi.
Sarebbe bello se anche noi grandi potessimo affrontare le prove così. Dovremmo prendere tutti spunto dall’ atteggiamento dei più giovani.
Progetti per il futuro?
Il futuro fa parte del presente. Lo spettacolo scritto e diretto de Pingitore mi vede impegnata per i prossimi mesi. Non posso ancora svelare i nuovi ambiti, ma posso dire che si tratta ancora di teatro con un nuovo progetto.
Sogni nel cassetto?
Più che cassetto, direi un’intera stanza dedicata nuove idee, molto delle quali le penso da tempo. Tra i miei motti preferiti c’è mai smettere di sognare.
Ho avuto la fortuna di girare un film in inglese quando avevo 23 anni. Non mi dispiacerebbe ripetere quell’esperienza.